TEMPO DI P.D.P. Piano Didattico Personalizzato

“Ho solo lottato contro una scuola che non mi ha messo nelle condizioni di fare uno sbalzo, quello sbalzo in più per studiare anche io come studiano gli altri…”

Sempre più spesso mi viene richiesto quale sia il momento migliore per elaborare il PDP. 

La risposta non tarda ad arrivare: il prima possibile. 

Da distinguersi sono i momenti di redazione. 

La redazione di un PDP va fatta al momento in cui ci si trova davanti ad una diagnosi (da parte del professionista privato o da parte della struttura pubblica A.S.P.), la quale attesta che in quel dato momento la persona che abbiamo di fronte, che si tratti di un bambino o che si tratti di un ragazzino è stato sottoposto ad una serie di attività cliniche, strumentali e non, e si trovi in condizione di deficit delle aree specifiche dell’apprendimento. 

Lettura, scrittura e calcolo sono le aree maggiormente categorizzatili all’interno dei Disturbi Specifici dell’ Apprendimento, altrimenti citabili con la sigla D.S.A. o nominabili (come piace scrivere ai bambini con deficit) diesseha!!!.

Il PDP è lo strumento principe per sviluppare una richiesta congiunta da parte della famiglia e della scuola, dei genitori e dei docenti. Questa distinzione può risultare utile laddove si mettano in evidenza due concetti chiave: individuazione e personalizzazione della didattica. 

La motivazione è semplice: i bambini con tali caratteristiche non devono essere trattati per essere uguali agli altri, ma bensì per assumere una posizione di equità con gli altri. 

Immaginate due bimbi, uno è più alto dell’altro e non per questo è migliore o peggiore. Nessuno dei due presenta una patologia della postura o una patologia dell’ apparato muscolo scheletrico. 

Ognuno dei due presenta delle caratteristiche fisiche che sono espressione delle loro caratteristiche biologiche (non diamone una responsabilità a loro).

Cosa succede se andando ad un concerto, siamo arrivati in ritardo?

Quello più alto vede benissimo, l’altro tra poco piange, non solo perché non riesce a vedere  il suo cantante preferito, ma perché gli altri riescono a fare quello che lui non può, sapendo che non è meno intelligente. 

Allora ecco che arriva il papà con la mamma con in mano uno sgabello. Su quello sgabello c’è l’adesivo che  tutti desiderano: “I Want You…” con l’ icona della maestra di italiano che punta il dito dritto tra i tuoi occhi. Sotto l’adesivo, serigrafato il nome “P.D.P.”. 

E così con uno sforzo pari a quello di uno sbalzo ecco che si apre un mondo nuovo fatto di colori, di suoni, di risate, di divertimento: possibilità di sentirsi come gli altri.

Ecco il PDP: il passo verso l’equità.

Genitori ed insegnanti si incontrano, si ascoltano e si impegnano per dare a questi bambini la possibilità di essere come gli altri sono, di avere la possibilità domani di riuscire ad accorgersi che gli errori sono atti possibili e che ognuno di noi dovrebbe avere il coraggio di correggere (senza drammi e senza penne rosse). 

“Abbattersi corrisponderebbe ad un fallimento, ed io che ho fallito fino ad oggi, ora non voglio fallire più”. 

Mi dice Sofia, con lo sguardo di chi ha capito che non è lei che è sbagliata (perché lei si sente sbagliata) e che non è una ragazza malata. 

Il PDP è uno degli strumenti che fanno parte della valigia degli attrezzi di ogni docente all’interno di ogni scuola. Vuole essere una regolazione della didattica, una evoluzione di un metodo di insegnamento tante volte stanco e ormai vecchio che non tiene conto delle capacità forti che ogni ragazzino ha. 

E’ per questa ragione che questo strumento viene applicato secondo la  legge: infatti, in base alla L. n. 170/10, al decreto attuativo n. 5669/11 ed alle Linee Guida annesse, per gli alunni con DSA è prevista obbligatoriamente la stesura di un PDP contenente gli strumenti compensativi e le misure dispensative necessarie al successo scolastico dell’alunno. 

Tale documento ha pieno valore formale e quanto in esso viene trascritto sarebbe garantito anche in sede di verifiche e di esami finali.

Ma una buona scuola, un buon docente sa che la sua propria flessibilità di pensiero permette di esprimersi e di orientarsi verso tutti quei casi che, anche se solo per un breve periodo, possono presentare difficoltà non strettamente legate ad una condizione neurobiologica come il D.S.A..

Una direttiva ministeriale (Dir. 27/12/2012) ci illumina su tutta una serie di categorie di difficoltà legate a caratteristiche temporanee, per brevi periodi.

Possono esserci deficit del linguaggio, delle abilità non verbali, della coordinazione motoria, dell’attenzione e dell’iperattività.

 In altri casi, invece, sono riconducibili a diverse forme di svantaggio derivante da disagi economici e sociali, linguistici o culturali, come ad esempio i bambini e i ragazzi che vivono importanti forme di marginalità o che sono da poco arrivati in Italia.

Il periodo migliore per la rielaborazione del P.D.P è sicuramente Novembre: i bambini ed i ragazzi si sono ben riorganizzati e hanno iniziato i nuovi argomenti e stanno sviluppando le strategie per attraversare il nuovo anno scolastico. 

Ecco che qui ci si riorganizza e redige il percorso didattico personalizzato (PDP) migliore per ogni soggetto, vestito attorno alle sue caratteristiche e tenendo conto delle relazioni che intreccia all’interno del contesto classe, un contesto variegato dove includere tutte le più differenti differenze che ogni bambino possiede e dove rendere sempre esplicite le proprie risorse.

“…con difficoltà in classe le mie professoresse hanno messo in evidenza i miei punti di forza, sono sempre stata additata come quella che non sapeva svolgere l’esercizio da sola o come quella che aveva la possibilità di usare la calcolatrice, non ho mai avuto modo di far vedere quanto valgo…”.

Sofia ci insegna una cosa importante: la scuola sta subendo un cambiamento importante.

La didattica si sta evolvendo verso frontiere che ancora in troppi pochi docenti hanno la forza di intraprendere. Insegnare è il mestiere più difficile del mondo, fare il docente è una responsabilità non indifferente. Essere un formatore oggi è una funzione di accompagnamento inscindibile dalla persona che lo esplica.

Fonti consultabili:

La direttiva ministeriale sui BES – Bisogni Educativi Speciali (Dir. 27/12/2012);

 CM n. 8/13

nota n. 2563/13.

DPR n. 275/99 e della L. n. 53/03.

L. n. 170/10

Decreto attuativo n. 5669/11

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