Intervento a scuola su stereotipi e pregiudizi

“ Maestra quel bambino fa puzza di circo e da quando è sbarcato a Catania non si è mai lavato… Io non mi ci siedo nella classe dove c’è lui!”

Mai come oggi la scuola e la famiglia dovrebbero essere uniti nella lotta ai pregiudizi per favorire nei bambini e nei ragazzi curiosità e inclusione dell’altro.

Questi esempi, come quello sopra citato, stanno tornando nuovamente a scuotere gli equilibri di una normalità dilagante. Ebbene si, cosa c’è di più normale di una società fatta di uomini?

Questa è una domanda che trova risposte solo se guardiamo il rovescio della medaglia, dove la normalità è mista solo al pandoro a Natale e alla colomba a Pasqua. 

Il razzismo è un fenomeno che si basa sull’idea, che esistano differenze biologiche le quali definirebbero alcune razze superiori rispetto ad altre.

Ma questa definizione non ha nessun connotato scientifico!!

Il problema che affligge la società è una patologia severa che ha a che fare con la percezione degli altri.

Questo trascina a catena quel pregiudizio sugli Altri, una radice che giudica e che crea tutte quelle credenze sino a generare valutazioni sugli esseri umani che sono diversi da se stessi.

Il problema più grande è che queste organizzazioni mentali che nel passato hanno portato al razzismo e che se continuano ad assecondare ci porteranno ad una sua nuova versione che non porterebbe a dei frutti dolci da mangiare.

Inutile partire degli adulti, loro sono belli che imbavagliati ed adirati per i fatti loro.

E’ dai bambini che bisogna partire, dalla loro dimensione cognitiva. Quando si giunge all’età di 7 anni i bambini giungono allo stadio del pensiero flessibile e meno legato alla rigidità e persistenza dei pregiudizi e degli stereotipi. I bambini iniziano a valutare le differenze come aspetti positivi per poi successivamente discriminarne gli aspetti che li portano a conoscere cose nuove.

Oltre la dimensione del pensiero va considerato un altro importante fattore che è quello dell’assorbimento.

Loro assorbono dall’ambiente, dai social, dalla TV e dal gruppo di amici, compreso quello dei propri genitori. L’assorbimento delle informazioni ha delle ricadute sui pensieri e sugli atteggiamenti nonché sui comportamenti dei bambini. Quindi è importante che gli adulti dalla quale sono circondati siano un esempio sul piando dialettico e comportamentale.

E la scuola?

Ricordandoci che in età scolare la dimensione del gruppo dei pari è di grande importanza, a scuola si possono attuare e svolgere diverse attività.Parlare di razzismo sfruttando la loro curiosità e la loro voglia di aprirsi, effettuando il brainstorming  o un circe-time.

La cosa da non dimenticare è che la modificazione comportamentale è molto più efficace quando è accompagnata dalla riflessione e dal dialogo, piuttosto che attraverso l’imposizione, fredda, delle norme.

Esiste una attività, il cooperative learning, il quale oltre che attivare la curiosità dei ragazzi, facilita l’inclusione e la reciproca conoscenza solidificando sia le relazioni tra i gruppi che l’identità della classe.

Bibliografia

Arcuri L. (1995). Manuale di Psicologia Sociale. Il Mulino: Bologna.

Arcuri, L., & Cadinu, M. R. (1998). Gli stereotipi. Il Mulino: Bologna.

Kardiner, A., (1973). Le frontiere psicologiche della società. Il Mulino: Bologna.

Linneo, C. (1975). Prima Edizione. Systema Naturae. Theodorum Haak: Rotterdam.

Mazzara, B. M., (1997). Stereotipi e pregiudizi. Il Mulino: Bologna.

Piaget, J., (1999). La nascita dell’intelligenza nel bambino. La Nuova Italia: Venezia.

Tajfel, H. (1999). Gruppi Umani e Categorie Sociali. Il Mulino: Bologna.

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